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Era il piacere segreto delle monache di un tempo: ora tutti amano metterli in tavola

Nei monasteri non si rinunciava di certo al piacere della gola e le monache, oltre a soddisfare il palato, seducevano la vista e la fantasia dando ai dolci dei nomi insoliti

  • 6 giugno 2020

"Interno di convento con suore al lavoro", dipinto di Alessandro Magnasco

Spaghetti alla puttanesca, cazzetti d'angelo, strangolapreti, brandacujun, pollo cusitu 'nculo e chi più ne ha più ne metta. Nonostante questi cibi e piatti siano entrati nel comune linguaggio alimentare con nomi più da postribolo che da focolare domestico, nessuno sembra essersi mai scandalizzato per queste allusioni, più o meno palesi.

Evidentemente nessuna suora siciliana ha mai cucinato una di queste varianti, altrimenti forse ne avrebbe fatto cambiare il nome. Come a Palermo è accaduto ai "cazziteddi ri parrinu", i popolari dolci siciliani diventati le famosissime Reginelle o biscotti Regina.

Nei conventi palermitani si è sempre mangiato benissimo e molti scrittori siciliani, tra cui l'antropologo Pitrè, hanno sempre trovato nella cucina molti spunti narrativi, ricordando il convento delle Cappuccinelle, dove ora c'è il tribunale di Palermo.

Proprio all'entrata, sulla porta, c'era una locandina di vetro con il Bambino Gesù che girava. Quando era vestito da povero o nudo voleva dire che le monache non avevano da mangiare e servivano donazioni. Se invece era cunzato (vestito), era buon segno.



L'Ordine cui aderivano quelle suore era povero per definizione, però quel convento non era per niente povero. Come si usava nel Settecento fu fondato da un lontano parente della Principessa di Belvedere per le loro figlie. Era un periodo di grande decadenza dei conventi perché la vita conventuale era molto allegra da tutti i punti di vista.

Si racconta che per Carnevale si svolgessero feste decisamente osè con sfoggio di abiti affascinanti ma un po' troppo scollati. Storie del passato; adesso sono castigatissime e morigerate. Una storia divertente e maliziosa riguarda, per l'appunto, i famosi viscotti regina.

Durante i sei forzati mesi di permanenza in Sicilia, dopo l'invasione francese di Napoli da parte delle truppe di Napoleone, la regina Maria Carolina d'Asburgo Lorena, Regina di Napoli e di Sicilia, moglie di Ferdinando di Borbone, prese l'abitudine di approfittare un po' troppo dell'ospitalità di un monastero (del quale erano habitué perché la cucina era particolarmente buona).

Un giorno la Madre superiora stanca di nutrire la folla che accompagnava la regina, al posto di una guantiera di dolci raffinati decise di offrire dei modesti biscottini della colazione, che per la loro forma erano chiamati "cazziteddi ri parrinu".

La Regina fu conquistata dal quel gusto nuovo. Alla richiesta di come si chiamassero, imbarazzate, le monache si guardarono sorprese. La Badessa accostandosi a Sua Maestà, bisbigliò: «Non ha importanza, d'ora in poi si chiameranno biscotti Regina».

Oggi questi biscotti è possibile acquistarli più nei panifici che nelle pasticcerie e hanno la caratteristica di essere molto friabili e poco dolci con un profumo intenso dato dai semi di sesamo abbrustolito (leggi qui la ricetta per prepararli in casa).
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