STORIE

HomeNewsCulturaStorie

Un flash mob per ricordare Lucio Dalla (e al contempo Battiato): due indimenticabili "milesi"

Solo un violoncello, un pianoforte e un'arpa che intonano le note di “4 marzo 1943”, e che accompagnano la voce gutturale e profonda di Vincenzo Spampinato

Susanna La Valle
Storica, insegnante e ghostwriter
  • 5 marzo 2022

Solo un violoncello, un pianoforte e un’arpa che intonano le note di “4 marzo 1943”, e che accompagnano la voce gutturale e profonda di Vincenzo Spampinato; sono le 6.45, è un’alba fredda con un sole albino che fa capolino dietro le nuvole, su una terrazza tra il mare e il vulcano.

Salvo è un caro amico catanese che vive a Giarre, innamorato della sua terra, mi sveglia per farmi assistere anche a distanza al Flashmob che Milo ha riservato a Lucio Dalla, il primo marzo, giorno della sua morte. La scelta dell’orario non è casuale, è all’alba che il grande maestro se né andato dieci anni fa. Salvo racconta, mi mostra video, nel suo narrare si mescolano gli eventi della giornata e i suoi ricordi, gli incontri casuali con Dalla e il grande Battiato, i concerti.

Mi dice che oltre ad avere le case vicine, la Casa Rosa come chiamano la villa di Battiato nel comune, e quella a pochi passi nel bosco di Lucio Dalla, c’era un'altra coincidenza a che pochi conoscono: la “barca” di Dalla era ancorata a Riposto a poca distanza dalla casa Natale dell’amico. Destini che si incrociano. Lucio Dalla qua trascorse diverse estati componendo e rilassandosi, si dice che quella “casetta piccola così con tante finestrelle colorate” di “Attenti al Lupo” è quella nel bosco di Milo. Luogo che ispirò il pezzo, poi scritto dall’amico Ron.
Adv
È commovente questo tributo all’alba, si percepisce l’amore che solo un siciliano può avere per qualcuno che pur non essendo nato qua, si è conquistato di diritto un posto nel cuore grazie al suo affetto e rispetto. Adottato per sempre. Salvo mi racconta di come Lucio Dalla interagiva con gli abitanti del posto, spesso si fermava a parlare in piazza, lo vedevano a messa, e saliva sul palco durante i concerti estivi di qualche band. Spampinato amico dell’artista, racconta delle loro coccolate e chiacchiere in un famoso bar di Santa Venerina e dell’amicizia che li ha legati per una vita.

A Villa Belvedere mentre si innalzano le note di Futura, L’anno che verrà e di 4 marzo 1943 o meglio “Gesù Bambino”, titolo originale del pezzo, si nota vicino il bozzetto di una statua dell’artista Gianfranco La Pira e che sarà realizzata da Placido Calì (tramite l’intervento di privati e una sottoscrizione pubblica). È una statua di bronzo che riunirà i due artisti che qui sentono Milesi.

A grandezza naturale occupererà uno spazio importante, ritrae Dalla seduto su uno sgabello, mentre suona il piano, in alto sulla destra, in piedi, Franco Battiato, in una delle sue solite pose riflessive. La statua sarà interattiva, permetterà a chiunque di prendere posto sull’ampio sgabello vicino al cantautore, come in un duetto improvvisato a 4 mani, sotto lo sguardo assorto e contemplativo di Franco Battiato.

La statua di bronzo progettata da un’artista di Acireale sarà realizzata a Nola in Campania. Con il mio amico ricordiamo insieme quel viottolo che portava dalla Casa Rosa, alla Casa nel bosco, diventato per i cultori di questi due grandi artisti, quasi un percorso iniziatico, per cogliere quello che qui i due grandi anime hanno lasciato. Sono emozioni e vibrazioni forti quelle che penetrano nell’aria rarefatta della terrazza di Milo.

Vincenzo Spampinato ha reso un grande omaggio all’amico cantando il pezzo che lo rese famoso Lucio, nel lontano 1971 a Sanremo, nella sua versione originale, restituendolo senza censure. Alla fine dell’esibizione ha mostrato un cuore di carta velina con scritto “Ciao Lucio”, l’ha poi strappato in tanti pezzetti, facendoli volare in alto con un ventaglio rosso.

Piccoli coriandoli bianchi che volano nell’aria, come piccoli fiocchi di neve, gli stessi che da lì a poco sarebbero caduti copiosi sulla cittadina tra mare e ed Etna. Sotto questa bufera di neve a Milo, e di vento freddo e gelido nei comuni in basso vicino al mare, ci salutiamo con Salvo, l’appuntamento è per questa estate quando in occasione dell’inaugurazione della statua, dopo esserci seduti su quel sgabello, ripercorreremo quel sentiero nel fitto bosco, guardinghi, cercando di stare attenti al lupo, metafore della vita del dolore, sapendo che oltre a questi pericoli c’è una piccola radura dove cantano felici le cicale.
Se ti è piaciuto questo articolo, continua a seguirci...
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

LE FOTO PIÙ VISTE