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A Ballarò c'è un uomo con i baffi che realizza sogni: così un chiosco è diventato trattoria

Tutto inizia otto anni prima quando Rosario ha poco più di niente. Nel mercato cuoce di tutto, dal pesce pescato alla carne che "fa troppo fumo per farla in casa”

Susanna La Valle
Storica, insegnante e ghostwriter
  • 23 ottobre 2020

Il mercato di Ballarò - foto di Vincenzo Russo

Ballarò è un quartiere di Palermo caratterizzato da 14 etnie diverse, stratificazioni di stili e di epoche ma in particolare da un mercato che, a breve, sarà coperto restituendo allo sguardo l’incanto della sua Chiesa. Ma è soprattutto la sua gente, un insieme di cuori pulsanti, indomiti nelle avversità e pieni di sogni da realizzare.

È notte quando mi avventuro a piedi con mio marito per una Ballarò labirintica ed oscura. Ho prenotato in una trattoria ma sono un pò preoccupata perché un amico mi ha sconsigliato di andare, vista l’ora tarda ed il luogo. Consiglio che io puntualmente ignoro, affascinata come sempre dal mistero e dall’avventura.

Ci accoglie al tavolo Rosario, un ragazzone sorridente dallo sguardo da Peter Pan, trascorriamo così una bella serata con una cena a base di pesce. Perseveriamo il giorno dopo a pranzo e, considerando tale predisposizione tipica del "signore delle mosche", ecco che viene fuori un’incredibile storia da brivido e di buona sorte.
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Seduto al nostro tavolo ci racconta la sua storia. Tutto inizia otto anni prima quando ha poco più di niente, "una griglia all’aperto e tanti sogni”. Nel mercato cuoce, a 3 euro al Kg, dal pesce pescato alla carne che "fa troppo fumo per farla in casa”.

Le abitazioni dello storico mercato sono in vicoli spesso angusti e con balconi stretti, più comodo quindi che a cucinare sia lui, oltretutto abile nel mestiere. Sotto il sole cocente o con l’ombrello sotto la pioggia “travagghia” senza sosta. Gli affari vanno così bene che riesce a regalarsi uno dei sogni della sua vita, una vacanza in crociera.

Questa idea fortunata lo convince che può fare di più ed affitta una "baracca" (come la chiama lui) sulla piazza. Ai precedenti locatari era andata male, pure alla "putia" di frutta e verdura che vendeva “roba speciale”. Ma lui non ci fa caso, la bottega è in un punto strategico ed è adatta al suo street food.

All’interno ha anche una cella frigorifera non funzionante che lui non può far portar via non avendo i soldi necessari. Inizialmente le cose sembrano andare ancora bene ma, dopo qualche giorno, senza apparente motivo nessuno si ferma più. Rosario comincia a pensare che in quella baracca c’è qualcosa che non va. Il sospetto viene confermato da una amica sensitiva che percepisce vibrazioni e vede strane cose.

Seduto nella cella frigorifera c’è un uomo maturo, asciutto, accigliato, con i baffi neri. Lo consiglia quindi di dismettere la cella ma di conservarne un pezzo da lasciare all’esterno affinché il baffuto spirito possa continuare a guardare indisturbato la sua Ballarò, senza più nuocere. Così Rosario smonta la cella tranne un pezzo e, dopo questo rito liberatorio, inspiegabilmente con l’andare dei giorni i clienti ritornano; ”l’incantesimo” è stato spezzato!

Rosario, che ha grande determinazione e forza di volontà, afferma di possedere un dono: «Ricevo aiuto quando ne ho bisogno, giorno per giorno e non chiedo nulla di più». Il successo del chiosco lo convince ad aprire una piccola trattoria di pesce. L’iniziativa ha successo e tante persone passano da li, da professionisti affermati a turisti, anche stranieri. Addirittura un nobile in difficoltà gli affida i suoi segreti ed oggetti preziosi.

Il “Gattopardo” ha un desiderio: trasferirsi in un altro continente, una terra in sintonia con un felino fiero come lui. Si fida di Rosario che sa lottare, non si arrende e lo fa con la sua arma segreta, un sorriso sempre stampato sul volto. «D’altronde vi fidereste di un musone antipatico?».

La baracca di fronte al suo locale è sempre là, con il suo ”inquilino”. Sulla serranda ha fatto dipingere un murales con i colori, i paesaggi, i “luoghi comuni” della sua amata Palermo, un mondo che può essere vissuto solo dall’interno.

Prima di andare via lo guardo attentamente, è così inserito in questo contesto dove è nato che non riesco ad immaginare questo quartiere senza i suoi cuori pulsanti. Ripenso a quanto mi ha raccontato sulla capacità di avere quello di cui ha bisogno, magia a cui non sa se credere, ma che puntualmente si realizza.

Così gli tocco un braccio dicendogli "Porti bene" e lui ridendo risponde: «Ho un unico desiderio: quello di avere sempre la forza di continuare a sognare. I miei sogni si concretizzano». Un famoso abitante del suo stesso mandamento qualche secolo fa avrebbe detto la stessa cosa. Il misterioso uomo con i baffi, dal suo scranno, osserva ora compiaciuto.
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