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Una "Little Palermo" d'oltreoceano: la patria della muffuletta è (anche) a New Orleans

Chi avrebbe mai detto che, grazie ai nostri emigrati, la patria del jazz può essere considerata anche la patria della muffuletta. Ecco a voi la storia di "Little Palermo"

Claudia Rizzo
TV producer
  • 16 gennaio 2021

Il Central Grocery Store di New Orleans (foto di Travelspective)

Una valigia, dei “santini” attaccati sulla fodera interna e la speranza di una nuova vita: così i siciliani partivano per l’America nei primi anni del Novecento.

Oggi bastano circa venti ore di aereo, ma a quell’epoca ci volevano settimane e settimane per compiere la traversata da Palermo a New Orleans a bordo dei piroscafi a vapore. In quel lasso di tempo che separava i due porti e che sembrava infinito, in centinaia stavano ammassati nelle stive in scomode cuccette e lì, impazienti, consumavano sogni e desideri, ma anche sofferenza per tutto quello che lasciavano e che forse non avrebbero mai più rivisto.

Una volta sbarcati, per la maggior parte andavano a vivere in quello che ormai è noto in tutto il mondo come il “Quartiere Francese” e che un tempo era conosciuto come “Little Palermo”. Con braccia robuste e tanta voglia di darsi da fare, si mettevano subito all’opera scaricando le merci trasportate dalle barche che facevano su e giù per il fiume Mississipi.



Presto arrivarono anche i primi imprenditori e sorsero diverse attività commerciali, come panetterie e negozi di alimentari: camminando per le strade della Palermo di New Orleans si poteva quindi sentire l’odore della Sicilia, vedere i panni stesi fuori, incontrare signore in nero sedute a prendere il fresco e ascoltare le urla dei venditori che “abbanniavano” «Muffuletto, muffuletto caldo!».

Salvatore Lupo, uno dei tanti nuovi immigrati di quel periodo, fu il primo che nel 1906 sfornò l’ormai arcinota muffuletta sandwich. Al 923 di Decatur Street aprì il Central Grocery Store, una drogheria d’altri tempi che si trova ancora allo stesso indirizzo.

Gestita dai suoi eredi di terza generazione, che conservano con cura la ricetta originale e la storia del celebre panino, era un punto di ritrovo importante in quegli anni. Salvatore, infatti, era conosciuto da tutti nel quartiere.

I lavoratori del porto e gli agricoltori del vicinissimo mercato francese, anche loro immigrati di origini siciliane, in pausa pranzo andavano da lui e consumavano, in piedi o col piatto sulle ginocchia, la muffuletta con accanto salumi affettati, olive e formaggio.

Vendendoli in difficoltà e volendo rendere il loro pasto più facile, da bravo siciliano, Salvatore aguzzò subito l’ingegnò e iniziò a mettere tutti gli ingredienti nel panino, dando vita a una tradizione vincente che tuttora continua ad attrarre sia i cittadini di New Orleans che i tantissimi turisti provenienti da tutto il mondo.

«Imitata da molti, ma mai duplicata», nel corso del tempo la muffuletta ha fatto scuola e oggi non la si trova più soltanto nella drogheria dove tutto ebbe origine, ma in vari locali della città: per questo sull’insegna del Central Grocery Store campeggia la scritta The home of the original (La casa dell’originale).

Un originale che resiste da più di un secolo e che sta lì a ricordare le migrazioni che per tanto tempo, nonostante un oceano in mezzo, hanno unito la nostra isola al sogno americano, regalando saporite tradizioni che si sono mescolate a geniali, quanto semplici, innovazioni.

Insomma, proprio grazie ai nostri emigrati, a quanto pare la patria del jazz può essere considerata anche la patria della muffuletta: chi l’avrebbe mai detto?
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