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Stop al numero chiuso nelle università siciliane (30 anni dopo): ancora un passo in avanti

Dopo l'approvazione da parte della commissione Cultura dell'Ars, il disegno di legge per l'abolizione del numero chiuso ha il via libera anche all'Ars. Ecco cosa succede adesso

Balarm
La redazione
  • 27 gennaio 2021

Studenti universitari

Su tema del diritto allo studio ci sono stati anni, forse decenni di battaglie condotte per far sì che all'università non ci fosse il numero chiuso.

In questi mesi, finalmente, inizia a muoversi qualcosa che potrebbe portare alla cancellazione definitiva del numero di accessi limitati per accedere ai corsi universitari in Sicilia.

L'iter è abbastanza lungo e tortuoso ma le cose continuano a muoversi. Dopo il primo tassello piazzato lo scorso novembre 2020 con l'approvazione del disegno di legge (a firma di Totò Lentini di Ora Sicilia) da parte della commissione Cultura dell'Ars, adesso c'è un ulteriore passo in avanti.

Anche l'Assemblea Regionale Siciliana, infatti, ha approvato la legge voto per abolire il numero chiuso con 44 voti favorevoli e un contrario.

Manca dunque l'ultimo tassello: il testo - finalizzato a liberalizzare l'accesso ai corsi delle università dell'Isola, a cominciare da Medicina e Chirurgia, adesso deve passare dal Parlamento.



L'obiettivo è quello di poter rendere più competitivo il Paese in alcuni settori in cui l'accesso è limitato.

«L’abolizione del numero chiuso nelle Università garantirebbe ai nostri giovani più opportunità di inserimento nel mondo delle professioni - afferma Alessandro Aricò, capogruppo di DiventeràBellissima e co-firmatario del disegno di legge voto approvata dall’Ars -. E, relativamente al settore della Sanità, sarebbe certamente fondamentale per contrastare la carenza di medici e altri professionisti della Salute».

«Il nostro auspicio - aggiunge -, è che il Parlamento nazionale accolga questa forte sollecitazione che giunge dalla Sicilia. Contemporaneamente, come già fatto dal governo Musumeci in questi primi tre anni di legislatura, dovrà essere aumentato ulteriormente il numero delle borse di specializzazione in Medicina per garantire la copertura delle esigenze del sistema sanitario, ancor più pressanti durante l’emergenza Coronavirus».

Più scettico l'assessore regionale all'Istruzione, Roberto La Galla, secondo il quale «la legge-voto difficilmente potrà trovare applicazione nella estensiva formulazione prevista dal testo. Tuttavia - aggiunge - essa contribuisce ad alimentare il dibattito nazionale su più eque modalità di accesso all’università e potrà favorire la ricerca di nuovi e adeguati modelli di reclutamento accademico, anche sull’esempio di altri Paesi europei».
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