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Ospiti, non turisti: in Sicilia la sfida è legata allo sviluppo del comparto extralberghiero

Quallo del settore extralberghiero è una grande opportunità per integrare un'offerta che non è in contrasto con le catene alberghiere e che offre grandi possbilità di sviluppo

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 19 febbraio 2020

La simpatica insegna di un bed and breakfast (foto Pixbay)

Nella grande famiglia dell’ospitalità negli ultimi trent’anni è comparso un attore molto importante, ovvero il comparto extralberghiero. Per intenderci, tutte le forme alternative di ospitalità turistica che vanno dai B&B, alle case vacanze, agli ostelli per la gioventù. La formula del B&B è stata normata in Italia negli anni Novanta, assumendo le dimensioni economiche che conosciamo oggi grazie ad internet e a portali come Airbnb.

Non è un caso che la nota società di intermediazione sia diventata uno dei principali player del mercato globale dell’ospitalità, con un valore di mercato di 31 miliardi di dollari e seconda solo alla catena Mariott, la catena alberghiera più importante al mondo, che vale 47 miliardi di dollari. Ma quest’ultima patrimonializza gli immobili che ospitano gli hotel. Airbnb, invece, non ha una sola camera di proprietà.

Ho citato questo caso per fare intendere che, connessa all’ospitalità diffusa garantita da sistemi come Airbnb, la capitalizzazione immobiliare esiste ed è esternalizzata. Se vogliamo è un processo più democratico. Quel valore è frammentato in migliaia di piccoli e medi proprietari, che possono aggredire un mercato molto ricco anche con investimenti molto limitati.



Sul fronte del gestore, l’attività extralberghiera offre l’occasione per integrare il reddito, e anche di avviare un’impresa nel comparto, mettendo a reddito immobili propri o di altri. Per farlo occorrono competenze, sia di gestione nel dettaglio (piccola o grande che sia è sempre un’impresa), sia per integrarsi in modo organizzato ed intelligente nel sistema turistico generale. Più sai essere parte efficiente del sistema, maggiori vantaggi otterrà la tua attività.

Di recente sono stato contattato da un gruppo di architetti e manager del settore turistico che si presenta con l’acronimo IOMA. Stanno sviluppando, in collaborazione con Confabitare (www.confabitare.it), un’associazione nazionale di proprietari di immobili con oltre 50.000 associati, un percorso formativo rivolto a chi voglia entrare in questo business dalla porta principale e con le dovute competenze.

A me l’idea è piaciuta molto, io credo che un impianto formativo che sia omogeneo per l’intero territorio nazionale possa consentire di fornire degli standard, che sono il passo necessario a garantire lo sviluppo di questo comparto. Il grande valore di questo genere di offerta è la frammentazione e la ramificazione, ma questo è anche uno dei limiti nella misura in cui ogni operatore del comparto extralberghiero in parte sconta gli errori e le imprecisioni dei propri colleghi, fai parte di una grande famiglia di cui non conosci tutti i membri, ma operando rappresenti anche loro. Che l’iniziativa parta da Palermo mi pare anche questo motivo di interesse ed orgoglio. E poi diciamolo, che si restituisca in Italia centralità alle competenze è una cosa parimenti rara ed importante.

Cosa c’entro io? Mi è stato chiesto di fare un intervento che apra lo sguardo su come questo tipo di ospitalità possa inserirsi nel comparto turistico ed in che modo possa contribuire ad una riorganizzazione dello stesso. Per chi fosse interessato a sentire cosa ho da dire o più ingenerale a saperne di più sulle potenzialità e possibilità in questo mercato, il 27 febbraio è previsto un seminario gratuito fino ad esaurimento posti. Ci si iscrive da qui.

Il comparto alberghiero tende a non amare l’extralberghiero, in quanto i proprietari di hotel ritengono che in tal modo vengono loro sottratte quote di mercato. Io non credo sia così. Credo invece che l’offerta extralberghiera faccia parte integrante di un sistema complesso, e risponda a esigenze diverse rispetto quelle degli hotel. I due comparti dovrebbero fare squadra, invece che ostacolarsi.

Alloggiare in una attività extralberghiera consente di condividere lo stile di vita del luogo e della gente che vi abita, si rivolge a chi cerca un rapporto immediato e semplice con i luoghi che visita. Risponde in maniera diversa all’esigenza di quel turismo esperienziale di cui tanto si scrive e che poi altro non è che mettersi nei panni degli abitanti dei posti che visiti. È un dato che l’extra alberghiero ha aperto ad un modello diverso di accoglienza, evidenziando l’importanza dell’ospitalità, contraddistinta da un’accoglienza calorosa e soprattutto personale.

Io ho una casa vacanze in centro, e sebbene potrei non accogliere gli ospiti in quanto la vicina di casa mi collabora, mi piace incontrarli all’arrivo, parlare con loro, dare le informazioni che darei ad un amico che viene a trovarmi, spesso rimaniamo in contatto per tutta la durata della vacanza. Ho anche ospiti che in giro per il mondo ogni tanto mi mandano foto dei posti in cui sono. Non credo di avere mai mandato una foto al direttore di un albergo.

L’extralberghiero è certamente una grande opportunità, per chi decide di inserirsi nel comparto, ed in generale come potenziale per lo sviluppo turistico dei territori. Io credo che quando usiamo la frase “potremmo vivere di turismo” dobbiamo ricordarci che se non lo facciamo dipende solo da noi.
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