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Giuseppe Lanza di Scalea: "principe gentile" che voleva vivere più vite in una sola

In ricordo del principe scomparso: teneva a sottolineare che arricchimento culturale e curiosità sono stati i binari su cui ha sempre viaggiato evitando la routine

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 12 ottobre 2020

Giuseppe Lanza di Scalea (foto Facebook)

Tra ficus secolari alle porte di Palermo, in un giardino che evocava le più fantasiose scorribande - condotte insieme al fratello e ai figli dei braccianti - è cresciuto il principe Giuseppe Lanza di Scalea che, all'età di 74 anni, è scomparso.

Di lui si è parlato in queste ore del legame con Alba Parietti - tra la fine degli anni '90 e il 2000 - che alla notizia della scomparsa ha pubblicato un lungo post molto accorato rievocando l'importanza del passaggio di quest'uomo nella sua vita e anche in quella del figlio, ma Giuseppe Lanza di Scalea ha sempre operato con un fare discreto e determinato, facendo sì parlare di lui ma da "principe" appunto, per quanto non amasse essere così definito.

Occhi azzurri e sorriso dolcissimo, in un viso contornato da capelli bianchi che aggiungevano fascino ad un modo di fare che inevitabilmente colpiva chiunque lo incontrasse; Giuseppe Lanza di Scalea, figlio di donna Arabella Salviati e Franco Lanza di Scalea, quest'ultimo nipote di Igea e pronipote di Ignazio Florio, era legato, da qualche anno, alla giornalista Ilaria Grillini, con cui divideva la vita tra Palermo, Parigi e Stromboli.



Per quanto avesse viaggiato e conosciuto il mondo - famosa la circostanza che riporta l'acquisto di un lembo di terra nelle Filippine dove per anni trascorse le vacanze con amici d'infanzia - il "principe gentile" è sempre stato molto legato alla Sicilia, delineata da mille contraddizioni ma sempre pronta a far sentire a casa i propri figli.

Cresciuto in una villa di fine '700, della quale non sapeva neanche quante stanze avesse, vide passare tra quelle mura personaggi importanti, alcuni legati al mondo del cinema tra cui Burt Lancaster che, durante le riprese del film Il Gattopardo, vi alloggiò, nella Piana dei Colli. Sulla scia di questo ricordo organizzò, in una delle tante stanze, una rievocazione del famoso ballo, scena indimenticabile del cinema internazionale.

Sempre con discrezione e con la giusta dose di umiltà Giuseppe Lanza di Scalea, appena maggiorenne, lasciò Palermo alla volta di Milano, dove terminò gli studi laureandosi e cominciando una serie di attività imprenditoriali che, tra l'altro, lo portarono a Roma dove mise su una casa di distribuzione cinematografica.

Arricchimento culturale - che non era solamente quello attinto dai libri, ci teneva a sottolineare - e curiosità sono stati i binari su cui ha sempre viaggiato Giuseppe Lanza di Scalea concedendosi anche avventure per lui impensabili come la partecipazione alle riprese della fiction made in Sicily "Agrodolce".

Come tutte le persone molto intelligenti il suo grande problema, in definitva, fu solo uno: «Trovo noiosissimo fare sempre la stessa cosa» dichiarò, da qui il passo dal mondo del cinema alle coltivazioni in campagna. «Da grande voglio avere sempre il coraggio di reinventarmi e ricominciare ogni volta da zero. Possiamo scegliere se vivere una sola o più vite».

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