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Da Palermo a Cuba per la lotta al Covid: Fabrizio Chiodo spiega il (suo) vaccino low cost

A progettare il vaccino Soberana, ancora in via di sperimentazione, c’è anche un "ricercatore militante" (come è stato definito), il palermitano Fabrizio Chiodo

Balarm
La redazione
  • 19 febbraio 2021

Il ricercatore palermitano Fabrizio Chiodo

Il contributo più importante alla lotta contro il Covid-19, al momento, viene principalmente dai vaccini, che devono rispondere a numerosi parametri, oltre all’efficacia, per poter essere incisivi sulla pandemia.

Tra i tanti punti sospesi, infatti, c’è anche il costo di questi presidi che, soprattutto nelle aree più povere del mondo, rappresenta la discriminante per la somministrazione e, dunque, la gestione del problema.

A lavorare al vaccino “Soberana”, ancora in via di sperimentazione, c’è anche il "ricercatore militante", come è stato definito, il palermitano Fabrizio Chiodo.

Lo studioso ha un curriculum internazionale di tutto rispetto che lo ha portato fino a Cuba, su suo espresso desiderio, dove dal 2014 collabora con l’istituto di vaccini Finlay de L’Havana ed è anche professore alla Facoltà di Chimica.

Studiare un modello di sanità totalmente in mani pubbliche è stato il presupposto principale, come ha dichiarato Chiodo, per la scelta del paese di Fidel Castro.



Dopo la diffusione a livello mondiale del virus, Chiodo ha progettato insieme a un'equipe cubana, due vaccini contro il Covid che, a differenza di quelli prodotti dalla Pfizer (questi trasportano l’informazione genetica del virus nel paziente), puntano la loro forza sulle cosidette "sub unità".

Quale sarebbe, dunque, il vantaggio di questa struttura alternativa di vaccino che, al momento, rappresentano il 30% di quelli in sperimentazione?

A fronte di tempi lunghi di produzione, ha spiegato il ricercatore siciliano, è una tecnologia avanzata ma molto a basso costo, circostanza che andrebbe incontro ai Paesi più poveri ma ugualmente colpiti dalla pandemia.

Per il vaccino cubano - al momento nella fase 2 delle sperimentazioni necessarie prima dell’immissione in commercio - è stato scelto il nome Soberana che significa sovrana, sia «perché Cuba è un'isola sovrana, sia per il fatto che il suo vaccino è sovrano».

Sull’Isola, infatti, si sono contati circa 150 morti su 11,5 milioni di abitanti questo perché è il Paese con il più alto numero di medici a disposizione per cittadino.

Ad aver reso efficienti i cubani, sempre in prima linea, nella gestione del virus - ricordiamo tutti l’arrivo di medici anche in Italia nei mesi scorsi - il fatto che da anni sono in lotta con diversi tipi di virus (come il Dengue e l’Ebola in Africa).

Il ricercatore siciliano, rientrato in Italia dopo dodici anni trascorsi all’estero, tra Spagna e Olanda, sempre studiando le interazioni tra patogeni e sistema immunitario, da ottobre 2020 è in servizio presso il Cnr di Pozzuoli, nel Napoletano ed è l’unico immunologo straniero a lavorare al vaccino messo in piedi dalla Repubblica socialista di Cuba.
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