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Come Indiana Jones alla scoperta della Sicilia selvaggia: la "doppia vita" di un medico e tre ingegneri

Marco, Gaetano, Giuseppe ed Ernesto sono un medico e tre ingegneri ma nella loro seconda vita l’amore per l’arte, il cinema e la natura ha preso il sopravvento

Elena Cicardo
Digital strategist
  • 20 novembre 2020

Una grande farfalla sul mare, 33 chilometri di costa paradisiaca costellata da straordinarie calette. Favignana, la regina delle isole Egadi, nel suo lato più selvaggio e incontaminato, è la protagonista del primo episodio di "Sicilnauts", una web serie creata da quattro ragazzi siciliani che, con il loro invidiabile physique du rôle di esploratori, si presentano come “The CreKer”, the Creative Kernel.

Marco, Gaetano, Giuseppe ed Ernesto sono un medico e tre ingegneri, naturalmente appassionati di scienza, ma nella loro seconda vita, parallela a quella ordinaria, l’amore per l’avventura, il cinema e la natura ha preso il sopravvento. Il loro progetto nasce cinque anni fa tra i banchi universitari e, in particolare, il centro propulsore della creatività è la camera che Marco, regista e voce narrante dei documentari, e Gaetano, che si occupa delle riprese, condividono da coinquilini e che diventa, inevitabilmente, il loro primo studio.



Tutti e quattro sono originari di Caltagirone, hanno un passato da scout e una lunga amicizia alle spalle, cementata da una passione comune: quella per i documentari naturalistici che, seppur coltivata nel tempo libero - quando evadono dall’altra vita - è portata avanti in modo professionale.

Due di loro vivono a Catania, gli altri due sono emigrati a Torino, il che, come spesso accade aldilà della retorica, diventa la molla per guardare la propria terra con occhi diversi, severi sì, ma anche nostalgici e desiderosi di riscatto.

Così, attrezzatura in spalla, dopo aver raccontato le grandi montagne, aver organizzato spedizioni sulle Alpi o aver sfidato il Gran Sasso, imitando Geo&Geo e i documentari del National Geographic e mettendosi alla prova come documentaristi estremi, dai primi mesi del 2020 si concentrano sulla Sicilia, indossano una tuta da astronauta - come si vede nell’episodio zero che spiega con una metafora il senso della serie - e danno vita a “Sicilnauts”.

«Per noi è una sorta di militanza - racconta Marco. - Con il tempo ci è maturato un amore veramente grande per le nostre origini, per l’identità sicula. Ci siamo sentiti addosso quasi la responsabilità di tramandare un’eredità, di raccontare storie, paesaggi, ci siamo detti “ma siamo pazzi a non averlo mai veramente fatto?!”, perché una terra come la nostra abbiamo il dovere di conoscerla e di farla conoscere».

La loro mission è chiara: tramite il documentario naturalistico e paesaggistico condurre alla scoperta dei posti incontaminati dell’isola, quelli più selvaggi. Scrostare la patina turistica dei posti più noti per far emergere la natura pura e le meraviglie autentiche, e riscoprire le origini.

Nel prossimo episodio, ci anticipa Marco, esploreranno Cava Grande e la Riserva di Pantalica, ricostruendone la storia. Tutto è autofinanziato e prodotto in maniera completamente indipendente. Sono loro gli artefici di tutto: dall’idea allo storyboard, dalle riprese alla post-produzione.

«Io lavoro a Catania - continua Marco - ma anche gli altri ragazzi hanno l’obiettivo di mettere radici qui, di tornare in Sicilia. Parlo insistentemente di militanza perché quello che vorremmo è creare una rete di persone curiose che ci suggeriscano posti da scoprire lungo tutta l’isola. E ci piacerebbe, tramite i social, entrare in contatto soprattutto con i nostri coetanei, ventenni e trentenni, quelli che avranno in mano il futuro dell’isola e faranno la differenza tra dieci-quindici anni».

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