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C'è chi lo ricorda come "Noctis" e chi come "Zsa-Zsa": chiude a Palermo lo storico locale

Chiude, sembra per sempre, lo storico locale protagonista della vita notturna di almeno due generazioni di palermitani: vale la pena ripercorrerne la storia

Fabrizio Arena
Ascoltatore instancabile
  • 23 aprile 2018

La foto di una serata allo Zsa Zs Mon Amour di Palermo

Ha aperto nel 1990 in via Angelitti a Palermo, prima era il "Noctis" poi è diventato "Zsa Zsa Mon Amour": con entrambe le sue identità è stato scenario di alcune delle serate più divertenti di diverse generazioni e oggi chiude, per sempre.

Se è vero, come disse Goethe, che di notte viviamo la metà più bella della nostra vita, è altrettanto vero che i luoghi che fanno da cornice alle nostre notti sono quelli che più difficilmente potremo dimenticare. Esistono in ogni città dei luoghi che, sempre rigorosamente al calar del sole, hanno rappresentato un punto di riferimento per più di una generazione.

Locali notturni che, come tanti altri, avrebbero potuto stare sulla cresta dell’onda per qualche tempo, per poi scemare e cedere il passo a qualche altro locale “di tendenza”, e invece hanno saputo rinnovarsi e intercettare gli interessi del pubblico, finendo per scrivere un pezzo di storia della vita notturna della città.



Succede che, a Palermo, dopo ventotto anni, chiude quello che fu il "Noctis" per una generazione e lo "Zsa Zsa" per la successiva e vale la pena ripercorrerne la storia.

Il Noctis apre i battenti nel 1990, per iniziativa di quattro soci che qualche anno dopo lo cedono a quello che ne diventerà lo storico gestore: Salvo Principe, ex dj noto a tutti i musicofili della città come venditore di dischi.

Per tutti gli anni Novanta rappresenta una tappa obbligata per chi il venerdì sera ha voglia di ballare. Fino al 2000, quando per questioni burocratiche chiude per un'intera stagione.

A quel punto avviene la svolta: persa la vecchia clientela, si cambia rotta e si punta sulla musica da vivo, diventando un punto di riferimento per gli amanti dei concerti. Da Cristina Donà ai Subsonica, dai Prozac + ai Tre Allegri Ragazzi Morti, in quegli anni il meglio del panorama rock italiano, a Palermo, non può che passare da lì.

Ma non basta. Nel 2003 si uniscono due organizzatori ancora in erba, che col tempo sapranno farsi conoscere per la qualità dei loro eventi: Marco Agnello e Simone Vesco.

Nasce così l'esperienza “Zsa Zsa Mon Amour”, un'operazione che si rivela vincente, allargando di settimana in settimana il numero di fruitori.

La stagione più florida dello Zsa Zsa arriva nel 2006 con il dj Federico Diliberto e le serate "One Shot": un titolo che diventerà un vero e proprio brand, facendo da apripista a una serie di esperienze simili negli anni a venire.

Serate tendenti al trash all'insegna del divertimento e della spensieratezza. Le file per entrare sono chilometriche e quando il locale chiude, intorno alle tre, la gente si trattiene nella piazzetta antistante fino all'alba.

«Era quello il nostro punto di forza, saper aggregare – ci racconta Salvo Principe - saper creare un'esperienza così coinvolgente che a un certo punto spingesse a parteciparvi anche chi non amava ballare. Perché era bello semplicemente ritrovarsi lì, bere qualcosa, fare festa. Si respirava un'aria così leggera e piacevole che quando arrivava il gruppetto di balordi a dare fastidio, si sentivano talmente fuori posto che si defilavano autonomamente, senza bisogno che intervenisse la sicurezza».

E forse è proprio quello spirito, quella capacità di aggregare con il solo scopo di divertirsi, ciò che a un certo punto è venuto a mancare, spingendo chi ci aveva speso tutte le proprie energie per vent'anni a mettere un punto a questa lunga e variegata esperienza.

Ma è un epilogo che permette di guardare indietro senza alcun rimpianto e con tante soddisfazioni. Perché quello stesso spirito è ancora vivo nella memoria di chiunque sia passato da una delle tante serate organizzate negli anni, dai venerdì danzanti del Noctis alle serate trash dello Zsa Zsa. E sarà difficile ritrovarlo altrove.
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