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Autonomia siciliana, questa dimenticata: "Caro Presidente, ora serve spina dorsale"

Il governatore ha il potere, e per certi versi il dovere, di agire in autonomia rispetto al Dpcm del governo nazionale, come ha fatto la provincia autonoma di Bolzano

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 26 ottobre 2020

Il presidente della Regione Siciliana ha il potere, e per certi versi il dovere, di agire in autonomia rispetto al Dpcm del governo nazionale, esattamente come ha fatto la provincia autonoma di Bolzano.

«Recepiremo gran parte del nuovo Dpcm nazionale con alcuni adattamenti alla realtà locale in virtù dei margini di manovra che ci sono concessi dalla nostra autonomia», ha spiegato Kompatscher, presidente della Provincia autonoma di Bolzano.

La chiusura incondizionata del paese nel primo lockdown fu un provvedimento che, se poteva essere necessario per la Lombardia, era del tutto superfluo per la Sicilia. Era evidente allora e conclamato successivamente dai fatti di cronaca e dalla prescrizioni dello stesso comitato tecnico scientifico, che sconsigliava la chiusura al Sud.

La Sicilia ha avuto in tutta la fase 1 tassi di contagio analoghi quando non inferiori a territori ritenuti "virus free" (come la Lettonia), nei quali sono state applicate misure di sicurezza, ma non si è certo fermato il paese.



In Sicilia si sarebbe potuto e dovuto agire in modo meno radicale, consentendo alle imprese e ai lavoratori di continuare l’attività. Questo ovviamente avrebbe rafforzato la nostra economia e il nostro settore imprenditoriale, nel momento di massima debolezza delle imprese del Nord, andando peraltro in soccorso di quelle popolazioni senza necessariamente spendere risorse in altri paesi, come invece è avvenuto.

Sarebbe stata una buona occasione per dare una spinta economica al Sud Italia, circostanza che ovviamente al Nord ed alla ricca Lombardia piaceva poco.

La strada di una chiusura moderata è stata seguita ad esempio dalla Svezia, che affidandosi ad epidemiologi competenti ha deciso di mantenere costante il livello dei contagi, e adesso non si trova ad affrontare questa seconda ondata in termini cosi drammatici.

La crescita dei contagi in tutto il Paese era attesa, come al solito ci siamo preparati male, ovvero quando è stato chiesto ai privati di intervenire questi lo hanno fatto con una precisione ed una solerzia maniacali. Vale per i ristoranti, i bar, le palestre, i luoghi di spettacolo.

Quanto avrebbe dovuto essere organizzato dal pubblico è stato un disastro. Di questi giorni la chiusura delle scuole superiori in Sicilia, non per inadeguatezza delle stesse, ma perché non si può garantire la sicurezza nei trasporti. Eppure per pianificare una diversa gestione dei trasporti il tempo c'era. Ci hanno ossessivamente annunciato questa "fase due", ma nessuno ha fatto quanto necessario per prepararsi.

Il decreto del Presidente del Consiglio si abbatte, ancora una volta, come una mannaia su tutto il territorio nazionale, non distinguendo zone da zone, ed attività da attività. Non distingue chi rispetta le regole da chi non le rispetta. Ed ancora completamente scollegato dalla realtà, non tiene conto dei sacrifici e degli investimenti che sono stati chiesti alle aziende per potere riprendere l’attività.

Diciamocelo, la chiusura indiscriminata di chi rispetta le regole e chi non le rispetta ha come unico effetto la chiusura ed il fallimento di aziende ormai stremate da messi di incertezza ed assenza di direzione.

Il virus esiste, sia chiaro, e va combattuto, ma con organizzazione e competenza, il rischio altrimenti è un collasso irreparabile del sistema produttivo ed economico. In Sicilia notoriamente più fragile che in Lombardia e nel Nord Italia.

La Provincia autonoma di Bolzano ha deciso di utilizzare la propria autonomia modificando gli orari di chiusura al pubblico di bar e ristoranti.

Io credo sia stato un errore non gestire autonomamente la fase 1, nella quale era necessario non fermare l’economia regionale, e la fase estiva nella quale, come avevo suggerito, avremmo potuto aprire con intelligenza controllando gli ingressi e, quindi, prevenendo la seconda ondata invece di alimentarla, facendo diventare l’attività di controllo una grande occasione di marketing per la nostra terra.

Questa tesi sposata da molti operatori turistici non è stata considerata dal governo, che ha illuso con le lucciole di finanziamenti a pioggia al comparto turistico ancora in gestazione.

Siamo in un altro momento critico, nel quale il governo regionale potrebbe dimostrare di avere un minimo di capacità di discernimento, modificando il DCPM adeguandolo alla realtà locale, distante anni luce dal percepito romano. Adeguando le regole, come ha fatto Bolzano, alla realtà del nostro territorio, consentendo l’apertura di teatri e luoghi di cultura, un comparto completamente dimenticato.

Discorso analogo per le palestre, che sono i luoghi estremamente sicuri, nei quali le regole, proprio per la sensibilità del momento, sono applicate in modo più che esagerato. Le eccezioni ci sono ovviamente, e lì deve intervenire lo Stato controllando e sanzionando, anche in modo molto pesante, chi non le rispetta. È la base del diritto dare regole e farle rispettare.

Bar, ristoranti, palestre, pubblici esercizi hanno pagato un prezzo altissimo e sono stati costretti ad investimenti enormi per garantire sicurezza ai clienti. Un provvedimento di chiusura adesso significa consegnare alla morte o all’usura molte attività.
Il terziario è in ginocchio e allo stremo, le rivolte di Napoli e la manifestazione di Catania solo avvisaglie dei conflitti sociali che covano.

Mi viene anche da pensare che siamo stati privati di molte libertà, eppure nessuno ha pensato di dimezzare o azzerare per decreto gli affitti dei locali commerciali che hanno subito la crisi. Con il risultato che le imprese adesso stanno indebitandosi per garantire le rendite di posizione.

Io credo che un governo regionale autonomo abbia adesso l’occasione di mostrare un po' di spina dorsale rivendicando l’autonomia che appartiene al nostro Statuto e con questa tentare di salvare quanto resta della moribonda economia siciliana.

Caro Presidente è il momento di essere il Presidente dei Siciliani, non più vassallo di Roma.

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