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Vivere come i preistorici: sull'Etna c'è un "Archeopark" che ti porta all'età del bronzo

Il parco si trova nel territorio di Zafferana Etnea e consta di due capanne, una sepoltura tipo "dolmen" e tanti utensili, attrezzi e un forno per lavorare la ceramica

  • 19 aprile 2018

Una capanna dell'archeopark dell'Etna

Pantalica, Cavagrande, Polizzello, sono oggi alcune delle testimonianze straordinarie di una delle culture più diffuse nella Sicilia dell’età del Bronzo: la cultura di Castelluccio, dal nome del sito archeologico nei pressi di Noto scoperto dall’archeologo Paolo Orsi a fine Ottocento.

Di questa grande cultura preistorica ci restano oggi le necropoli ed i numerosissimi reperti conservati nei musei siciliani, e nulla o quasi rimane dei villaggi.

Con l’idea dunque di ricostruire uno spaccato della Sicilia nell’età del Bronzo, Agatino Reitano, guida ambientale e collaboratore del Museo Civico di Storia Naturale di Comiso, e Francesco Cavallaro, geologo, sono riusciti a ricostruire un piccolo nucleo abitativo castellucciano alle falde dell’Etna: è nato così l’Archeopark dell’Etna.

Il parco si trova vicino l’azienda agrituristica “Il Pirosseno”, nel territorio di Zafferana Etnea, e consta di due capanne che con un po’ di immaginazione apparterrebbero ad alcuni artigiani e alla famiglia di un cacciatore.
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All’interno delle strutture si possono trovare utensili, attrezzi per la molitura dei cereali, per la tessitura dei vestiti e per la caccia, tutto ricostruito piuttosto fedelmente. A breve distanza dalle abitazioni si possono osservare inoltre un forno per la cottura del vasellame ed una sepoltura di tipo “a dolmen”.

Non manca poi la piccola discarica del villaggio, un modo estremamente utile per spiegare ai più piccoli come si viveva un tempo.

«L’Archeopark ha una valenza puramente didattica - spiega a Balarm Agatino Reitano - Dopo tanti anni trascorsi nel campo della divulgazione scientifica e dell’archeologia sperimentale, lavorando con le scuole, abbiamo pensato di dare vita ad un vero e proprio parco a tema dove svolgere le nostre attività».

All’interno dell’Archeopark è possibile lavorare la selce ed utilizzare i pigmenti naturali per dipingere proprio come quattromila anni fa, i visitatori possono inoltre praticare il tiro con l’arco preistorico, assistere alle tecniche di accensione del fuoco e manipolare oggetti ed utensili ricostruiti con cura.

Nei locali dell’azienda agricola è inoltre presente una sala didattica dove si potranno presto effettuare laboratori di ceramica secondo tecniche preistoriche e laboratori di produzione dei pigmenti naturali.

«Stiamo lavorando per realizzare anche corsi e laboratori sull’intera filiera della ceramica, dalla cottura alla pittura - continua Reitano - Siamo inoltre aperti a collaborare con chiunque voglia aiutarci a far crescere questo parco, anche con specialisti, studiosi o semplici appassionati che abbiano a cuore la sensibilizzazione delle nuove generazioni al tema dell’archeologia».

Il parco attualmente è aperto soltanto alle scolaresche, ma a partire da maggio sono in programma eventi dedicati e rivolti anche a visitatori e famiglie.
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