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Un forno ebraico nascosto sotto il Teatro di Santa Cecilia: Palermo di mille segreti

È il più antico teatro di Palermo: era famoso per le feste in maschera (nel Settecento) ma fu anche museo delle cere, cafè chantant e pure magazzino di un'azienda

  • 11 marzo 2019

Il Real Teatro Santa Cecilia di Palermo

Diversi anni fa avevo già visitato il Real Teatro Santa Cecilia e l'impressione che ne avevo tratto non era delle migliori.

Ma la mia recente visita è stata una vera sorpresa, sia per la rinascita del teatro che per un inaspettato ritrovamento, descritto alla fine del testo. Questo illustre teatro si trova nell'omonima piazza in quella zona chiamata Fieravecchia (piazza Rivoluzione) e si può assolutamente ritenere il primo teatro di Palermo.

Infatti fu costruito, a tale scopo, dall'Unione dei Musici nel 1692 su progetto dell'architetto Giuseppe Musso. Conteneva complessivamente 366 posti tra palchi e platea, quest'ultima destinata al popolo e composta da panche in legno.

Andrea Palma progettò i dipinti della sala e delle gallerie e le macchine di scena erano davvero sontuose. La prima opera rappresentata nel 1693, per l'inaugurazione, fu "L’Innocenza Penitente" dedicata a Santa Rosalia, con testo di Vincenzo Giattini e musica di Ignazio Pulicò.
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Ma il terremoto del 1726 danneggiò il teatro che chiuse per diversi anni. Seguirono alcune ristrutturazioni e relative aperture e chiusure, ma quella più intrigante fu realizzata nel 1816 da parte dell'architetto Giuseppe Ponte con un palcoscenico mobile che si abbassava fino alla platea trasformando il teatro in sala da ballo.

Divenne così famoso per l'organizzazione di feste, soprattutto in maschera, comprese quelle di Carnevale. Sul soffitto si poteva ammirare un affresco di Apollo in mezzo alle rappresentazioni della Tragedia e della Commedia.

La facciata esterna era sormontata da una composizione in stucco ad opera di Filippo Quattrocchi che raffigurava l'incoronazione della dea della musica Euterpe e che oggi è stata sostituita da una variante bidimensionale.

Ma la storia del teatro è piuttosto sofferta: nel 1865 venne utilizzato come cafè chantant e poi come museo delle cere, finché l'estenuante concorrenza con gli altri teatri cittadini lo costrinse a chiudere definitamente nel 1888.

Fu messo all'asta ed acquistato dalla Società Ferro e Metalli, la cui insegna si legge ancora nella attigua via Piccola Teatro Santa Cecilia, che lo trasformò in magazzino.

La stessa sorte ebbe nel 1955 con l'acquisizione dei Fratelli Guajana. Finalmente nel 2010 fu firmata la concessione alla Fondazione Brass Group, che ha riaperto il teatro nel 2015.

Nella zona dell'entrata con l'insegna della società Ferro e Metalli, durante i lavori di ristrutturazione, è stato scoperto un forno ebraico, che si può visionare sul pavimento attraverso dei vetri: su quest'area sorgeva infatti il quartiere ebraico che, a quanto sembra, aveva il forno per la panificazione in quel punto.

Quante volte e quanta gente avrà camminato su quel pavimento senza il minimo sospetto che potesse nascondere un tale tesoro.
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