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Rase al suolo alcune piramidi dell'Etna: la storia è di nuovo ignorata dalle ruspe

C'è chi pensa che esistano da oltre 3mila anni e chi da "soli" 200 anni: antiche o no, le associazioni invocano - finora invano - le istituzioni perché fermino l'edilizia privata

  • 30 agosto 2018

Una delle piramidi dell'Etna

Le "turrette" etnee, anche note come "piramidi dell’Etna" (ecco dove ne abbiamo parlato) , sono in pericolo.

Secondo l’Associazione Free Green Sicilia – S.O.S. Beni Culturali alcune strutture sono state recentemente abbattute per far posto a nuove e moderne costruzioni nelle campagne tra Sant’Agata Li Battiati e San Giovanni La Punta.

«Sono state rase al suolo – afferma Alfio Lisi, portavoce dell’Associazione – E come queste anche altre nel tempo, per far posto a delle costruzioni».

«Ci chiediamo se la Sovrintendenza - continua - più volte interpellata dalla nostra Associazione per il riconoscimento di tali manufatti, abbia espresso un suo parere o meglio se questa non fosse al corrente della presenza di tali manufatti storici».

Di origine ancora incerta le piramidi sono da diversi anni al centro di un interessante dibattito scientifico.

Secondo l’archeologa Antoine Gigal, queste strutture potrebbero essere state costruite circa 3mila anni fa dagli antenati dei Siculi: la studiosa ha censito circa 40 manufatti piramidali attorno al vulcano e secondo la sua interpretazione sarebbero stati costruiti con un sistema di mura di cinta e camminamenti che descriverebbero una rete di strutture legate ad un culto di adorazione del vulcano.
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Meno fantasiosa invece la spiegazione di Fabrizio Meli, biologo e consulente del paesaggio, che proprio un anno fa a Balarm ha spiegato come queste strutture altro non sono che delle torri realizzate durante le opere di spietramento dei campi da coltivare: si chiamerebbero proprio "turrette" in siciliano.

In questo modo l’età delle strutture sarebbe ben più recente e risalente a non più di duecento o trecento anni fa.

Antiche o no, le "turrette" sono ormai parte integrante del paesaggio etneo, puntellando campi, boschi e pendii tutt’intorno all’Etna: un patrimonio storico e paesaggistico da tutelare e rilanciare per incrementare l’offerta culturale dei paesi alle falde del vulcano siciliano.

Proteggerle dunque lnon solo da incuria e abbandono ma anche dalla speculazione edilizia, un’urgenza confermata dalla recente demolizione denunciata da Free Green Sicilia – S.O.S. Beni Culturali.

L’Associazione aveva già tentato qualche anno fa di spingere le amministrazioni locali all’istituzione di un vincolo di tutela e conservazione per queste strutture; una richiesta che però non ha avuto alcun esito.

«Se le autorità preposte non intervengono subito per vincolare e salvare le piramidi fortunatamente rimaste in piedi – spiega ancora De Lisi – Queste rischiano di fare la stessa fine di quelle rase al suolo».

«Da oltre dieci anni, abbiamo lanciato a più riprese un accorato appello pubblico e formale per il riconoscimento e la salvaguardia delle piramidi a gradoni dell’Etna - conclude - ma tale appello è stato apertamente e colpevolmente ignorato dalle Istituzioni che si dovrebbero occupare della protezione dei beni culturali».
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