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Le donne sicule gli piacevano assai: l'irrequieto D'Annunzio e la principessa di Cruyllas

Vi raccontiamo le conquiste dannunziane. La storia comincia con un talismano che il poeta aveva creato, un portaritratti – reliquario dove da un lato c'era la foto dell'amata (ufficiale) e dall'altro un suo "pelo"

  • 12 maggio 2021

Immagine di D'Annunzio tratta dal trailer del documentario "L'amanate guerriero - storia e vita di Gabriele D'annunzio per la regia di Federico Cataldi"

La Sicilia per il poeta D'Annunzio fu un luogo prediletto per la sua personalissima ricerca "estetica"; questa passione è dovuta, probabilmente, alla bellezza delle donne siciliane che, in realtà, rappresentano esse stesse la sintesi della bellezza "Berbera – Normanna" poiché esprimono, pur differenziandosi, le proprie fisionomie mettendo in evidenza il ceppo originario di antica provenienza.

Questa mia personale premessa serve per addentrarci nell'articolo sulle conquiste dannunziane in terra di Sicilia e che fanno capo a Pietro Nicolosi (Palermo fin de siècle), Piero Chiara (Vita di Gabriele D’Annunzio) nonché dalle ricerche di Giovanni Tornello; la riconcorsa del "Vate" verso le donne nostrane è conosciuta soprattutto per due amori particolari e che sono: Alessandra di Rudinì e la mancata e tormentata passione di Gabriele verso la nostra Donna Franca Florio ma, in quest'ultimo caso, è giusto precisare che il Vate si doveva mettere in fila poiché c'era mezza Europa a corteggiare Donna Franca (Guglielmo II che la chiamava la "Stella d'Italia", Vittorio Emanuele conte di Torino, Francesco Giuseppe, ecc. - insomma a robba c'è).
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"Gentilissima Donna Franca, eccoLe finalmente il ventaglio con alcune delle parole che Le rimasero nell'anima. Umile omaggio a una creatura che svela in ogni suo movimento un ritmo divino. Le mando anche il palco. Non m'è riuscito di trovarne uno più vicino al proscenio. Attendo il talismano infallibile e chiedo la gioia di rivederLa. Gabriele D'Annunzio". Questo è l’invito scritto l'11 dicembre 1901 per la prima di "Francesca da Rimini" ed il talismano, il famoso grano di corallo inviato dalla Florio, se lo portava sempre dietro contro il malocchio.

È proprio un altro talismano ci introduce alla storia che vi voglio raccontare. Siamo nel 1891 – 1892 e D'Annunzio decide di fare un viaggio a Napoli, in quel periodo aveva una relazione con Barbara Leoni ed era impegnato nella realizzazione del suo romanzo l'Innocente; i due amanti erano lontani ed il Vate portò con sé il talismano che aveva creato, un portaritratti – reliquario dove da un lato c'era la foto di Barbarella e dall'altro un suo "pelo" (non chiedetemi la provenienza, please) che in qualche modo doveva proteggerlo e portargli fortuna, cosa che a quanto pare funzionò alla grande poiché D'Annunzio incontrò la Principessa Maria Gravina Cruyllas.

La Gravina Cruyllas era la figlia di Francesco, principe di Ramacca, e di Casimira dei marchesi De Bono (insomma era misa buono) e quando conobbe il nostro Gabriele aveva trent’anni, madre di famiglia (aveva sposato il conte Anguissola di San Damiano) ed era alta, slanciata, elegantissima ed aveva una ciocca rossa naturale tra i suoi capelli nerissimi; ovviamente tutte le ultime qualità elencate attraevano D'Annunzio (anche perché lui era bassino e ci piaceva la coscia lunga).

C'è da fare una premessa fondamentale, la Gravina non era una donna felice (matrimonio comminato per volere dei genitori) e per distrarsi si era concentrata nella vita mondana. Inizia il corteggiamento del Poeta e Barbarella scomparve dai pensieri di D'Annunzio, la Gravina ovviamente fu molto colpita dalla galanteria e dal personaggio (ci sapeva fare Gabriele); comunque Barbarella mangiò la foglia e iniziò a preoccuparsi per la presenza di una nuova donna nella vita del suo amato Gabriele e non aveva per nulla torto.

D'Annunzio proseguiva l'assedio alla Gravina anche senza il becco di quattrino (però nel frattempo, in attesa della caduta, si distraeva con Ida detta Moricicca), e in aprile "attummuliò" con Barbarella poiché ella trova a casa sua un biglietto della Gravina e scopre che L'Innocente sarà dedicata alla Principessa (uscita del romanzo il 10 aprile – alla contessa Maria Anguissola-Gravina Cruyllas di Ramacca - y Azevedo, scusate ma ci stava – questo libro è dedicato).

La notizia buona per D'Annunzio arriva con la "conquista sentimentale" della bella Maria Gravina (che, per inciso, aveva un malo carattere poiché possessiva e pure violenta) ma anche di aver convinto Barbarella del suo amore (ma una un ci basta?).

Ma in tutto ciò il conte Anguissola che dice? Che dopo un crollo finanziario comincia ad avere sospetti sulla moglie che furono confermati anche dal suo atteggiamento; la Gravina, dopo il tracollo, rifiutò di trasferirsi a casa dei genitori del marito e prese in affitto un appartamento in via Caracciolo in cui andò a vivere con i figli, mentre si incontrava con D'Annunzio all'Albergo della Follìa, in piazza dei Fiorentini.

A quanto pare Gabriele, in uno di questi incontri, "incucciò" e la Gravina aspettava la "provvidenza occulta" (cioè di abortire), mentre il Poeta aveva intricate relazioni con Barbarella, la Moricicca e i debiti perché non aveva i soldi per campare.

Il 4 luglio la Gravina citò il conte Anguissola per la separazione e il conte, di conseguenza, cominciò a seguire la moglie che trovò in via Caracciolo con il D'Annunzio e che si pensa sfidò a duello. Ormai scoperto, D'Annunzio decise di convivere con la Gravina incinta (il marito decise di denunziarli per adulterio) e scrisse a Barbarella che ormai conviveva con la Principessa da cui aspettava un figlio.

Per farla breve, durante la relazione '’Annunzio-Gravina, la coppia ebbe due figli (Renata detta Cicciuzza e il figlio Gabriele Dante che D'Annunzio non riconobbe), vivevano in mezzo ai debiti e in tutto ciò la Principessa portò dietro di se lo scandalo di 5 anni di adulterio; nel frattempo D'Annunzio conobbe Eleonora Duse e decise di abbandonare Maria, lasciandola immersa nei debiti (più volte condannata con questa accusa) e all'oblio, destinata a finire i suoi giorni gestendo una pensione di seconda categoria a Montecarlo.
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