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"La famiglia deve fare la differenza", solo così le donne riusciranno a liberarsi dalla paura

All'ombra di ogni violenza è importante il ruolo della famiglia della vittima. Ricordiamo così Franca Viola, siciliana che riuscì a denunciare il suo stupratore grazie al sostegno dei suoi familiari

Susanna La Valle
Storica, insegnante e ghostwriter
  • 25 novembre 2020

Franca Viola (Alcamo, 1948) in una foto d'archivio

Franca Viola vive ad Alcamo ed è stata insignita nel 2014 dal Presidente della Repubblica Napolitano dell’Onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana. Il merito lo conosciamo tutti: aver avuto il coraggio di denunciare il suo stupratore non accettando il “matrimonio riparatore” che avrebbe cancellato la pena.

Era il 1966 e lo stupro ai sensi dell’articolo 544 era considerato “delitto contro la moralità pubblica e il buon costume” e non reato contro la persona, per di più minorenne. Il fidanzato rifiutato perché legato alla mafia, aveva rapito e “ disonorato” la ragazza, consapevole che con il matrimonio avrebbe estinto la pena.

Oggi si ricorda la giornata contro la Violenza sulle donne, crimine subdolo vissuto soprattutto all’interno delle mura domestiche, vigliacco perché perpetrato dalla persona sulla quale hai riposto il tuo amore, i tuoi sogni e speranze, e fiducia incondizionata.
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Crudele perché ti considera al pari di un oggetto su cui esercitare una proprietà, e dal quale non è ammessa alcuna forma di separazione. Spesso queste mostruosità vengono equiparate ai delitti di altri tempi come quelli del codice d’onore dei nobili, o a quello del delitto d’onore.

Ritengo che ci sia una bella differenza, il primo, rispondeva a logiche di potere, dove il matrimonio era frutto di accordi tra famiglie facoltose, che trovavano in questo strumento la possibilità di accrescere onore e prestigio. Il tradimento della donna rappresentava un affronto per entrambi i nuclei famigliari, l’esempio è la morte della Baronessa di Carini uccisa dal padre. Oppure il tradimento, diventava una scusa costruita ad arte per liberarsi di quei patti ritenuti non più vantaggiosi. Questi delitti venivano spesso risolti con ulteriori accordi che ponevano al riparo l’assassino e monetizzavano la famiglia della “traditrice”, che ritirava la denuncia.

Il delitto d’onore è un’altra cosa, appartiene a una società arretrata culturalmente e socialmente dove vigevano usi costumi e regole, che diventavano di fatto legge, ed ai quali si era in un certo senso uniformato anche il nostro ordinamento giuridico.

Ma all’ombra di ogni violenza c’è un elemento importante, il ruolo della famiglia della vittima. Se i genitori al tempo del codice d’onore consideravano equo un compromesso per salvare interessi e potere, e quelli del delitto d’onore o del “ matrimonio riparatore” si uniformavano ad un altro codice che non ammetteva la violazione di norme e costumi, accettando ( alcune volte anche dietro minacce) l’uccisione della traditrice, diverso deve essere considerato il ruolo che la famiglia deve avere oggi nei confronti della violenza sulle donne.

La donna spesso vive nel silenzio soprusi e violenze, in una escalation che può portare alla morte. Convinta di potercela fare da sola, di poter cambiare il carattere del proprio compagno, rimanendo attaccata ad un amore che sopravvive solo nei suoi ricordi. Così spesso si nasconde alla famiglia sopraffatta dalla vergogna di raccontare un fallimento, rimanendo sola ad affrontare il suo carnefice.

La famiglia deve fare la differenza, finalmente libera da “logiche” o “codici”, deve stimolare ed aiutare a ritrovare coraggio e speranza. Deve offrire un luogo sicuro dove rifugiarsi, la possibilità economica di affrontare cause e avvocati, il posto dove ritrovare affetto, considerazione ed amore.

Chi vi scrive ha vissuto da mamma questo dramma. Invito a riflettere in questo giorno, chiedendo di porre la massima attenzione ai segnali che possano arrivare , di vigilare sulle proprie figlie e sorelle sempre e comunque, di saper accogliere e non giudicare.

Cosa che non avrebbe potuto fare Franca Viola se non avesse avuto dalla sua parte quei genitori, che sfidando convenzioni ed usi, l’hanno saputa sostenere rendendola determinata ed orgogliosa nel rivendicare libertà e giustizia.
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