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Dall’Irlanda con furore: la lunga migrazione degli squali galei pescati in Sicilia

La prima testimonianza della più lunga migrazione compiuta da uno squalo galeo tra Atlantico e Mediterraneo e dimostra che come questi siano capaci di lunghi spostamenti

  • 17 giugno 2019

Uno squalo galeo

Dall’Irlanda con furore: la migrazione degli squali pescati in Sicilia tra il 2009 ed il 2015 due esemplari di squalo galeo (detto anche “cagnesca” o “canesca”) sono stato marchiati nell’Atlantico nord-orientale, tra Scozia e Irlanda. Diversi anni dopo, rispettivamente nel 2014 e nel 2017, gli stessi esemplari sono stati ricatturati da pescatori artigianali nelle acque del Canale di Sicilia, poco al largo della costa di Mazara del Vallo.

Questo sorprendente comportamento migratorio è diventato l’oggetto di un recente studio a firma di un team di ricercatori del Cnr-IRBIM di Mazara e del Dipartimento di Biologia e Biotecnologia dell’Università di Roma “La Sapienza” che, nell’ambito del progetto “RITMARE”, ha documentato per la prima volta la lunga migrazione di questa specie. Si tratta di due femmine che, al momento del “tagging” (la marchiatura) misuravano tra 150 e 170 cm e che al momento della ricattura in Sicilia erano cresciute rispettivamente di 34 e 14 cm: un tasso di crescita ben superiore a quello conosciuto finora per gli adulti.
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Alcuni esemplari marchiati sempre nell’Oceano Atlantico, erano stati ricatturati nel mare di Alboran (tra Spagna e Marocco), al largo di Valencia e lungo le coste algerine, ma mai così ad est. Questo studio dunque si conferma come la prima testimonianza della più lunga migrazione compiuta da uno squalo galeo tra Atlantico e Mediterraneo e dimostra che come questa specie sia capace di compiere lunghi spostamenti. Inoltre la cattura di femmine gravide lungo le coste della Tunisia, potrebbe suggerire la presenza di una nursery area anche per gli squali galeo nel braccio di mare compreso tra Sicilia e Africa.

Ad ogni modo, i motivi che spingerebbero questi squali a migrare dall’Atlantico alle acque siciliane restano ancora oggi ignoti. Per rispondere a questa domanda i ricercatori si concentreranno adesso sugli studi genetici anche con il fine di stabilire il grado di connettività tra le popolazioni atlantiche e mediterranee.

La ricerca conferma il Canale di Sicilia come zona ad altissima biodiversità, luogo già identificato come hotspot e nursery area per specie altrettanto vulnerabili come lo squalo bianco; lo squalo galeo necessita infatti di misure di protezione urgenti come stabilito dalla Convenzione di Barcellona (Annex II SPA/BD Protocol) e dalla Commissione Generale di Pesca per il Mediterraneo (GFCM/36/2012/3).

Allo stesso modo, a giudicare dalle minacce legate alla pesca intensiva, al traffico navale ed all’esplorazione petrolifera, è necessario che il Governo Italiano e Tunisino collaborino per creare un grande santuario marino internazionale che tuteli una volta e per tutte il tratto di mare del Canale di Sicilia, ultimo frammento autentico di Mediterraneo, prima che sia troppo tardi.
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