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Da Palermo a Praga fino al Vietnam: chi è Giuseppe, che da 6 anni fa il lavoro dei sogni

Un luogo inatteso per mettere radici e per coltivare i propri sogni. Un posto dove crescere, non soltanto dal punto di vista professionale. Ecco la sua storia

Sara Abello
Giornalista
  • 9 marzo 2024

Giuseppe Mineo

Il Vietnam è un paese asiatico ormai noto, più che per i fatti spiacevoli legati alla guerra, per le spiagge, l’architettura delle pagode buddiste, i fiumi e le città piene di vita che la rendono meta turistica gettonata.

Giustamente vi chiederete voi, che ci azzecca questa mia specie di réclame per promuovere un luogo così lontano? Beh è presto spiegato.

Tra i tanti siciliani emigrati all’estero, e sono tantissimi davvero, il Vietnam era proprio la meta che meno mi sarei aspettata per un palermitano.

Anche se, come giustamente mi ha fatto notare Giuseppe Mineo, protagonista del racconto di oggi, in fondo a traffico e caos siamo là, quindi si è abituato in fretta.

Scherzi a parte, Giuseppe, trentacinquenne palermitano, prima di approdare al Vietnam come meta forse definitiva quasi sei anni fa, ha fatto qualche giro andata e ritorno dalla Sicilia verso varie mete europee. Figlio unico di una bella famiglia sempre presente nella sua vita, Giuseppe è un po' "esterofilo", come si definisce lui stesso.
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Dopo il diploma frequenta per un annetto il Dams ma poi abbandona perchè si accorge non essere la sua strada. Pian piano gli amici cominciano a lasciare la Sicilia e anche lui, nel 2011, fa un primo breve tentativo stabilendosi a Londra.

In realtà rientra quasi subito a casa ma l’anno successivo coglie l’opportunità di un lavoro assicurato dalla scuola croupier Chilton e torna ancora nel Regno Unito, stavolta nel nord dell’Inghilterra. Newcastle Upon Tyne è un luogo freddo ma che descrive come abitato da gente molto aperta e cordiale.

Lì inizia la sua carriera come croupier ma dopo circa un anno decide di voler qualcosa di più e si trasferisce al Sud per rimettersi a studiare, questa volta scrittura cinematografica all’universita di Bournemouth, e contemporaneamente a lavorare part-time per mantenersi.

Rimane lì a vivere per poco più di tre anni ma una volta laureato non aveva idea di quale corso dare alla propria esistenza, tanto più che il suo ultimo anno di università è coinciso con la Brexit che ha stravolto i piani di tanti.

L’idea di rimanere non lo entusiasmava e, nutrendo da tempo la mezza idea di provare a vivere in altri paesi per vedere posti nuovi e conoscere altre culture, coglie la palla al balzo.

Grazie ai suoi studi e alla smisurata passione per la lingua inglese che ovviamente ormai padroneggiava, Giuseppe decide di prendere una qualifica che attesti la sua conoscenza e gli permetta di insegnare inglese, per trasformare ciò che ama in un potenziale lavoro da esercitare in qualsasi parte del mondo, dato il suo pallino di viaggiatore.

Trova in Repubblica Ceca, a Praga, una scuola che offre il prestigioso Cambridge CELTA, uno dei migliori corsi per imparare ad insegnare l’inglese. Una volta conclusa la frequentazione, considerati gli ottimi risultati, l’istituto gli propone di restare per insegnare.

Praga è una città splendida e la vita si rivela da subito molto tranquilla, senza eventi di rilievo, un po’ noiosa in effetti per un ragazzo con il suo spirito e la sua capacità di rimettersi sempre in gioco in luoghi e ambiti differenti.

Dopo circa sei mesi, una sua collega del corso lo contatta raccontando di aver trovato un ottimo lavoro in Vietnam e che il suo centro lingue stava cercando insegnanti di inglese... era il 2018 e possiamo dire, per il vortice di eventi che seguirà, che la decisione di accettare gli ha davvero cambiato la vita.

All’epoca, più o meno come per tutti noi, la sua conoscenza del Vietnam era molto limitata: giusto un po’ di storia e di geografia appresi tra i banchi di scuola.

Si documenta rapidamente e sostiene un colloquio da remoto che va bene. Indennità di trasferimento, buono stipendio e due settimane in hotel una volta atterrato in Vietnam per aver il tempo di trovare una sistemazione gli sembrano giustamente un’opportunità da cogliere.

«Mal che vada investo un annetto in questa nuova esperienza e poi me ne torno in Europa» aveva pensato Giuseppe. Sbaglio ci fu! Mai pronostico fu più sbagliato infatti.

Qualche mese dopo, finito il contratto a Praga, torna a Palermo per poche settimane e il giorno di ferragosto si mette in viaggio per Ho Chi Minh City, altro che falò in spiaggia.

Per lui quella è la prima volta in Asia, la prima esperienza in un paese così tanto diverso... quindi una bella botta iniziale di "culture shock", come lo chiama Giuseppe, c’è stata.

A dispetto di ogni ipotesi però, più passava il tempo e più si adattava: cibi strani, traffico folle e persone che urlano per venderti cose... Palermo è una metropoli vietnamita in fondo se ci pensate, e da là veniva, quindi c’era poco di cui scomporsi.

Dopo i primi mesi in cui un po' di disorientamento sarebbe venuto a chiunque, inizia a trovare la sua routine e da lì tutto diventa incredibilmente semplice.

E poi aveva sempre il piano B: un annetto di Vietnam e poi un cambio di paese. L’idea che coltivava all’epoca era di trascorrere un anno in cinque differenti paesi per poi decidere dove fermarsi... .

Ad un certo punto però arriva Trang, una bella giovane che gli stravolge i piani e rende la vita molto meno noiosa che quella di Praga, tanto che se la sposa pure.

Grazie a lei ha anche trovato un ottimo lavoro sempre da insegnante che continua tutt’ora. Certamente guadagna molto di più che in Italia e conduce ormai da sei anni una vita che, come spesso avviene per le cose inaspettate, gli piace e lo fa stare bene.

La distanza dalla Sicilia e dai genitori è tanta, ma li sente quasi quotidianamente, e tutte le estati torna per qualche settimana.

La maggior parte degli amici storici sono andati via, alcuni in giro per l’Italia e altri fuori dai confini del Bel Paese.

Lui stesso ormai è via da quasi tredici anni e per il futuro ritiene improbabile l’idea di tornare in Sicilia, sebbene gli manchi la terra in cui è nato e gli piacerebbe poter vivere dove è cresciuto.

È ben consapevole però che Palermo non sia compatibile con i suoi obiettivi e gli standard che ha sviluppato in questi anni. Tutto sommato Giuseppe non disdegna l’eventualità, se mai si dovesse presentare, di avvicinarsi a casa, tornando magari a vivere in Europa.

Se così non fosse il Vietnam, come per gli ultimi sei anni, resterà la sua casa. Del resto per lui si è rivelato il luogo del lavoro e del cuore.
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