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Continua il mistero della Baronessa di Carini: sepolta in una cripta interrata a Palermo?

La sfortunata Laura è nota perché fu uccisa, si dice, dal proprio padre: la cripta dei Lanza a Palermo si trova nella chiesa di Santa Cita in via Squarcialupo

  • 26 agosto 2019

Quello che potrebbe essere il sarcofago di Laura Lanza, la Baronessa di Carini (foto di Giusi Lombardo)

Ho avuto modo di visitare la cripta dei Lanza di Trabia molti anni fa, quando da poco (1997) era tornata alla luce. Difatti i bombardamenti dell'ultima guerra mondiale avevano danneggiato pesantemente la chiesa di Santa Cita (o Santa Zita, dal titolo parrocchiale di San Mamiliano), in via Squarcialupo, all'interno della quale essa si trova.

La cripta rimase sepolta e per lungo tempo tutti se ne dimenticarono, nonostante la chiara documentazione storica che la riguardava e l'esecuzione dei restauri della chiesa nel 1952. Devo dire che non ho un buon ricordo di quella visita per il fetore insopportabile che vi aleggiava, ma ringrazio di cuore il parroco di allora che volle farmi partecipe di questa preziosa scoperta.

La cripta, che apparteneva ai Lanza già dal 1614, è intitolata alla Santissima Vergine della Pietà poiché, dentro ad una nicchia dell'altare, conteneva una statua in marmo rappresentante la Madonna che regge in grembo il Cristo deposto.
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Adesso la scultura quattrocentesca, attribuita a Giorgio da Milano, è stata trasferita in chiesa, per salvaguardarla dalla forte umidità del luogo (ricordate il fetore?).

E pertanto è stata sostituita con un'immagine della stessa statua sullo splendido altare a marmi mischi, nella medesima nicchia decorata da due colonne tortili barocche con ai lati degli angeli.

Sembra che vi fosse molta devozione verso questo simulacro per via dei numerosi miracoli avvenuti. In chiesa esistono diverse tabelle votive e le offerte raccolte furono bastevoli per abbellire la chiesa e completare le decorazioni a marmi mischi della cripta che raffigurano varie immagini fra cui un veliero, la luna, il sole, una fontana e dei vasi con dei fiori.

I sarcofagi al suo interno sono tre, divisi in due cappelle diverse e due di essi risultano sovrapposti uno sull'altro. Le spoglie della sepoltura che risulta unica, posta a sinistra dando le spalle all'altare della cripta, sono state identificate in quelle di Cesare Lanza e della sua seconda moglie Castellana Centelles, in quanto l'iscrizione sepolcrale recita che neanche la morte può separare coloro che in vita hanno rappresentato un'unica carne.

Uno dei due sarcofagi sovrapposti è stato attribuito a Blasco Lanza, padre di Cesare, mentre il mistero sull'ultimo sarcofago, che raffigura una giovane donna, ha generato l'ipotesi che esso possa contenere le spoglie di Laura Lanza, la Baronessa di Carini tristemente nota perché uccisa dal padre Cesare Lanza nel 1563.

Ipotesi, certamente, poiché altre informazioni farebbero ritenere che invece la sfortunata baronessa sia stata sepolta presso la chiesa Madre di Carini, in quanto suo marito Don Vincenzo faceva celebrare in questo sacro luogo delle messe per l'anima della moglie assassinata.

Le ricerche sono ancora in corso, considerando che perfino questa cripta ha vissuto una storia difficile. Inizialmente è stata chiusa nel 1850 e dopo, in occasione dei lavori di rifacimento dell'altare maggiore della chiesa, anch'essa è stata interrata.

Si spera che il mistero sia presto svelato e che le ricerche conducano ad un esito positivo. Ma sicuramente la morte cruenta e profondamente ingiusta della baronessa di Carini per mano del padre è ormai passata alla storia.
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