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Com’era la Sicilia 20mila anni fa? Più grande, più fredda e soprattutto non era un'isola

Saremmo andati a Malta a piedi e c'era lo stesso clima del Canada: tra arcipelaghi e promontori la Sicilia prima dell'ultima glaciazione era un vero Paradiso

  • 25 giugno 2018

Isole Marchesi (Tahiti)

Secondo i dati climatologici della NASA, il 2017 è stato l’anno più caldo da quando si misura la temperatura dell’aria: tra gennaio e dicembre la temperatura media globale del pianeta è stata più alta di 1.1ºC rispetto all’epoca pre-industriale.

Il global warming, ovvero l’aumento costante delle temperature legato al massiccio uso di combustibili fossili da parte dell’uomo, è ormai un fenomeno acclarato e gli effetti iniziano ad avvertirsi anche alle nostre latitudini.

Eppure non molto tempo fa – almeno, geologicamente parlando – il clima nell’emisfero boreale era ben diverso da quello attuale.

Spostiamo dunque l’orologio indietro di circa 20mila anni per arrivare al cosiddetto “ultimo massimo glaciale”, ovvero quel periodo di tempo - tra circa 27mila e 19mila anni fa - dell’ultima glaciazione (durata in totale circa 100mila anni) in cui i ghiacci continentali raggiunsero la massima espansione verso sud ed il livello dei mari si abbassò di circa 120 metri.
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In quel periodo l’Europa era stretta dalla morsa dei ghiacci e si riconoscevano almeno tre fasce climatiche: un clima polare oltre i 50º di latitudine nord (per intenderci la calotta polare arrivava fino alla latitudine di Berlino) e sulle Alpi, un clima sub-polare sull’Europa centrale e un clima temperato sulle regioni del Mediterraneo.

E la Sicilia? Ricostruire con precisione il clima del passato è una missione piuttosto difficile, tuttavia, secondo alcuni studi, la temperatura media annua della nostra isola doveva essere più bassa di quella attuale di circa 7-8ºC mentre la ricostruzione della temperatura delle acque marine superficiali ha dato valori compresi tra 8 e 13ºC inferiori a quelli attuali (la temperatura media del Tirreno meridionale oggi è di circa 20ºC!).

Ciò che però desta veramente stupore è l’aspetto della Sicilia in termini geografici: in seguito all’abbassamento del livello del mare di circa 120 metri, la nostra regione non aveva la famosa forma triangolare, ma un profilo estremamente irregolare.

La morfologia costiera della Sicilia di 20mila anni fa è stata ricostruita dall’Enea grazie all’interpretazione dei dati geologici, ed insieme al resto d’Italia è stata riprodotta su una mappa consultabile online.

L’estensione totale della nostra regione doveva essere di circa 43.100 kmq (ben 17mila kmq in più rispetto ad oggi) e soprattutto non era un’isola: l’abbassamento relativo del livello del mare aveva creato un ponte naturale con l’Italia peninsulare, permettendo il libero transito delle faune continentali.

Inoltre la Sicilia era collegata all’attuale isola di Malta tramite un ampio e lungo promontorio che si protendeva verso sud, formando un ampio golfo a sud dell’attuale zona di Marina di Ragusa.

Percorrendo idealmente la costa meridionale siciliana, la linea di costa si trovava circa 30-40 km più a sud rispetto ad oggi e nella zona occidentale, tra la Sicilia e la Tunisia, doveva esserci un grande promontorio semi pianeggiante separato da un braccio di mare di circa 50 km dall’Africa.

Il Canale di Sicilia, allora più stretto dell’attuale, ospitava un complesso arcipelago di isole caratterizzate da un sistema di terre e vulcani emersi, tra cui Pantelleria, che si estendeva dalla zona del Banco Terribile fino al Banco Skerki, a nord-est di Tunisi.

Sostanzialmente tutte le secche odierne con sommità oltre gli attuali -120 m, ventimila anni fa, dovevano essere piccole isole emerse: un paradiso.

Più a nord, Favignana e Levanzo dovevano apparire come modesti rilievi collegati alla terraferma e posti a ridosso di una stretta insenatura a ‘v’ oltre la quale si doveva riconoscere un affilato e incombente promontorio, oggi semisommerso e conosciuto ai più come "isola di Marettimo".

La linea di costa settentrionale siciliana si trovava anch’essa qualche chilometro più a nord rispetto ad oggi, in particolare nella zona di Capo Gallo doveva esserci un promontorio leggermente più proteso verso nord-nord est.

E per quanto riguarda la vegetazione? Lo studio dei sedimenti e dei pollini fossili del Lago di Pergusa ha offerto un’istantanea della flora siciliana di 20mila anni fa. Secondo queste ricerche, la vegetazione doveva essere caratterizzata da un’abbondanza di piante erbacee ed arbustive di bassa statura, indicative di un ambiente di steppa o semi-steppa, con una minore presenza di alberi.

Un quadro che descrive pienamente un clima rigido e piuttosto arido, oggi tipico, per esempio, della Siberia sudoccidentale o del Canada meridionale.

Tuttavia alcune specie vegetali mesofile e termofile di alberi delle Angiosperme, sebbene in quantità limitate, sono sopravvissute in questo ambiente piuttosto ostile: la Sicilia, trovandosi distante dal terribile gelo polare del centro Europa, ha agito come incubatore naturale per alcune specie arboree, favorendo poi la rapida ricolonizzazione del Mediterraneo centrale non appena le condizioni climatiche migliorarono.

Tra queste specie arboree vale la pena ricordare la Zelkova sicula, una pianta endemica della Sicilia, ritenuta estinta e ritrovata casualmente circa vent’anni fa in due località dei Monti Iblei.

Se prima era la natura a regolare il clima globale e dunque a rendere critica la sopravvivenza di alcune specie, oggi è l’uomo il principale attore di questo cambiamento. Peccato solo che, a differenza della natura, non sappiamo dove andremo a finire.
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