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Canta le "ninnaredde", Pitrè e il Genio di Palermo: Sara (da 30 anni) racconta la Sicilia

Cantautrice, cantora, cantastorie, la sua è una lunga carriera che nasce nei pressi della Cattedrale e dal suo piccolo teatro continua la storica tradizione familiare

Susanna La Valle
Storica, insegnante e ghostwriter
  • 20 dicembre 2023

Sara Cappello

È una lunga conversazione quella tra me e Sara Cappello inizia con il racconto dei vari impegni di questo periodo, dalla presentazione del suo disco con canzoni tutte inedite, alla sua attività presso le scuole in difesa della tradizione, cultura e della lingua siciliana.

Cantautrice, cantora, cantastorie, la sua è una carriera lunga 30 anni. I suoi punti di riferimento, Giuseppe Pitrè con il suo cospicuo patrimonio di tradizioni e cultura popolare, e Alberto Favara straordinario studioso che con un taccuino e una penna, di paese in paese, ha raccolto più di mille canti, annotando testi spesso di 2 sole ottave e riportando “le tracce nude e crude, con la sola linea melodica”.

Così permettendo a chi le avrebbe riprodotte la facoltà di rielaborarle, magari aggiungendo qualche strofa, come ha fatto Sara, senza stravolgerle.

Un lungo lavoro di recupero iniziato da un’altra grande interprete, Rosa Balistreri, che nelle sue ballate ha attinto al materiale raccolto da Favara. Una miniera che Sara descrive con un’immagine «poggiare l’orecchio a terra per percepire i suoi suoni e parole», una preziosa raccolta di canti dai temi diversi, che contengono quei «sentimenti del popolo che accompagnavano dalla culla alla morte, come fu scritto da un insigne studioso tedesco».
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Tra questi canti, quelli più dolci che hanno una genesi tutta particolare sono le Ninna Nanne, canti creati delle donne, dove la melodia riproduceva il dondolio, "l’annacare" il bambino e dove anche le parole diventano funzionali con quel lento ripeterle insieme ai suoni.

Canti che durante il Natale attingevano ad antichissime “Ninnaredde”, rivolte al Bimbo nella mangiatoia.

Sara racconta che una volta i cantori ciechi, dal giorno di Santa Lucia, trasportavano le persone nello spirito Natalizio cantando le novene davanti alle edicole votive, addobbate di arance e fiori.

Un’atmosfera dolcissima, che la Cantora farà rivivere, come ogni anno, in un suo spettacolo. Quest’anno dovrebbe essere il 6 gennaio. In queste ninna nanne speciali, la Sacra famiglia condivideva scene semplici come Maria che lava i panni, Giuseppe che lavora, il bambino che reclama il latte dalla mamma.

Quadretti di vita quotidiana, dove s’inseriscono anche dati storici come quando si racconta del Censimento voluto da Cesare (Ottaviano Augusto), situazione che spingerà la Sacra Famiglia a lasciare la casa alla vigilia del parto, per trovare rifugio in un ricovero di fortuna, rimettendosi a una Volontà Superiore.

Novene e Ninne Nanne tenere, come quella di una mamma che annacando il piccolo, canta che presto il papà farà ritorno portando “la siminza, la rosamarina e lu basilico”.

Sara Cappello nasce nei pressi della Cattedrale, e oggi vive a due passi dal Teatro Massimo e dal suo piccolo teatro la “Cantunera”, dove riversa il suo ricco humus familiare, creato dalla madre narratrice di cunti, dalla nonna cantora di ninne nanne e dal padre costruttore di Pupi che poi Sara vestiva. Voci da tenore e soprano, quelle dei genitori, mentre la sua è una voce roca e scura, straordinaria per i canti popolari.

È l’immaginazione, la voglia di cuntare storie e leggende che guida Sara sin da piccola.

Ricorda che anche una brutta cava di marmo diventava un castello fatato nei suoi racconti per i suoi compagni di gioco: «Le fiabe, guai se non ci fossero, rappresentano un mezzo di crescita, insegnano a superare le difficoltà, rendono più accettabile la realtà, propongono valori buoni, superando cattiverie, violenze e dispute che alla fine cesseranno; i bimbi troveranno la forza in loro stessi, potendo anche contare sulla protezione di eroi buoni».

Sara crede nei sentimenti importanti e non “liquidi”, nella voglia di approfondire e mantenere con impegno e costanza quei valori spesso offuscati in nome di una "presunta libertà che raramente è felicità".

Questo lavoro di tutela e recupero ha come fondamento la lingua siciliana «ho incontrato migliaia di ragazzi nelle scuole in tutti questi anni, a tutti dico sempre di parlare il dialetto, un mix straordinario di contaminazioni di cui andare fieri».

Racconta come ogni anno si perdono alcuni termini, situazione che va arginata o nel giro di poche generazioni, si potrebbe assistere a delle perdite d’intere parti dell'antico vocabolario.

Le stesse abbaniate, i canti spontanei dei mercati storici, sono ormai quasi del tutto spariti.

Sentinella e guardiana delle tradizioni, nel suo teatro e nei suoi spettacoli oltre ai cunti, canzoni, ai cartelloni da lei realizzati, sono nate anche le sue marionette che raccontano le storie di grandi personaggi come Pitrè, Il Genio di Palermo, la Baronessa di Carini, Angelica, Franca Viola, Emma Perodi, Franca Florio e Maria Montessori; un nuovo teatro di figura da lei pensato e creato nel solco della tradizione siciliana.

I suoi spettacoli contengono memorie e storie, frutto di un lungo studio, un’attività certificata da importanti riconoscimenti, come l’inserimento nel Libro dei tesori viventi del REIS (Registro delle Eredità della Sicilia), nella Sezione Cantora di Sicilia.

Sara è un medium (mezzo) espressivo del canto e teatro popolare, una fucina d’idee con un repertorio in continua trasformazione che potrebbe diventare con il nuovo anno anche materia per la pubblicazione di alcuni libri.

Nuova sfida, per lei che a ogni spettacolo, pochi attimi prima di entrare in scena, si rivolge con un’invocazione muta al Cielo: “Ti prego rendimi Graziosa”, dove in quest’aggettivo sono racchiusi significati più profondi e vari rispetto a quelli della lingua Italiana.

È una preghiera che non è vanità ma missione e desiderio di compiere del bene.
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